L'illustrazione

Il Quattrocento
Il Cinquecento
Il Seicento
Il Settecento
L'Ottocento

 

Il Quattrocento

L'antica consuetudine di illustrare e decorare con miniature il testo di certi manoscritti (libri d'ore, messali, opere di pietà, romanzi cavallereschi e trattati venatori dove scrittura, decorazione e pittura si presentano intimamente legate) riservati ad una committenza ristretta e privilegiata (grandi signori, ecclesiastici, ricchi borghesi), cominciò lentamente a declinare con la comparsa dei primi libri a stampa.
In un primo tempo, dopo il 1450, copisti e miniatori continuarono a lavorare: gli editori specializzati nella produzione di libri di lusso, infatti, quando desideravano disporre di esemplari capaci di competere con i manoscritti più raffinati, ricorrevano alla bravura di abili miniatori per decorare, con splendide iniziali e preziosi fregi, i testi stampati. Il procedimento era però troppo lungo e dispendioso per non riservarlo esclusivamente ad esemplari destinati ad arricchire le biblioteche dei grandi personaggi. Quando si dovettero decorare non più pochi libri, ma centinaia di esemplari a stampa, risultò necessario il ricorso ad un procedimento meccanico di riproduzione in serie delle immagini.
Un procedimento del genere era noto e sfruttato industrialmente ancor prima dell'apparizione dei primi libri stampati: dalla fine del Trecento, infatti, l'industria delle incisioni silografiche si era ampiamente sviluppata, ottenendo un notevole successo presso tutti gli strati sociali. L'inserimento di una tavoletta di legno tra i caratteri tipografici permetteva di stampare insieme, ossia con l'impiego di un'unica forma, testo e illustrazione. Tale procedimento rappresentò per i prototipografi la soluzione, più semplice e meno dispendiosa, da adottare per risolvere il problema dell'illustrazione dei libri a stampa.
Fu anzitutto la Germania, patria dell'arte tipografica e della fiorente industria silografica, che adottò la tecnica di illustrare con silografie ogni genere di libro.
L'influsso dello stile tedesco, comunque, si fece avvertire nell'illustrazione del libro solo nel periodo iniziale. Ben presto, infatti, sorsero, soprattutto presso i grandi centri editoriali, delle scuole di illustratori, non di rado influenzate dagli stili regionali di pittori e miniatori, e dall'architettura dei monumenti che avevano sotto gli occhi. Viceversa, le silografie ispirarono spesso gli autori di arazzi e vetrate, di smalti e maioliche, di sete e boiseries.
In un primo tempo, più che ad un intento meramente artistico, l'illustrazione dei libri rispondeva essenzialmente ad uno scopo pratico: rendere concrete e visibili le immagini, soprattutto religiose, familiari ai lettori del tempo (prevalentemente episodi della vita di Cristo, dei Profeti e dei Santi). Per tale motivo, le silografie che corredavano i primi libri stampati erano spesso caratterizzate da semplici composizioni con figure grossolane, disegnate ed incise a grandi tratti; assente, o quasi, la ricerca di giochi di luce e di ombra e di ogni preoccupazione realistica. Solo raramente il libro illustrato possedeva l'aspetto di un libro di lusso.
Con la nascita del frontespizio, e più tardi dell'antiporta, parte l'illustrazione si spostò dall'interno del volume sulle prime pagine del libro: la decorazione dei frontespizi, dapprima semplici silografie che accompagnavano i caratteri tipografici, si arricchì di elementi sempre diversi, fino a generare, tra la seconda metà del Cinquecento e la fine del Seicento, pagine sovraccariche, spesso dominate da una sorta di horror-vacui.


Il Cinquecento


Nel corso del XVI si affermò un nuovo procedimento tecnico di riproduzione in serie delle immagini: l'incisione su rame (calcografia). Essa permise di acquisire nuove possibilità espressive (fin dal secolo XV si conosceva l'arte del bulino, incisione in incavo eseguita direttamente su matrice metallica e impiegata dai maestri artigiani per ottenere splendidi manufatti di oreficeria), di rendere meglio i giochi di luce e di ombra, di ottenere tratteggi di grandissima finezza e, soprattutto, di riprodurre con grande fedeltà e con più particolari monumenti e oggetti d'arte, soggetti religiosi e scene storiche, ritratti somiglianti e vedute. Anche le esigenze dell'illustrazione scientifico-documentaria furono meglio servite dall'uso della matrice in rame. E ben presto, nonostante le difficoltà tecniche - mentre infatti era possibile porre contemporaneamente in un'unica forma le silografie e la composizione tipografica, inchiostrare entrambi e stampare insieme testo ed immagine, nel caso della calcografia occorreva invece stampare separatamente il testo e le tavole incise su rame - per le illustrazioni dei libri si ricorse sempre di più al suo impiego.

Il Seicento


Caratteristici del libro secentesco sono lo scadimento della veste tipografica e il concentrarsi di ogni pretesa di bellezza nella parte più appariscente, ossia nel frontespizio o nell'antiporta.
La grave crisi economica che attraversò tutto il XVII secolo non risparmiò neppure il settore editoriale: molti editori, infatti, costretti a cercare il prezzo più basso, utilizzarono carta ed inchiostri di qualità scadente e caratteri ormai standardizzati; ridussero inoltre le illustrazioni a poche tavole isolate dal testo, oppure al solo frontespizio, per evitare le spese della doppia impressione, cioè di figura e testo in una sola pagina. Solo opere di gran lusso e di smercio sicuro vennero decorosamente illustrate: in questi casi gli editori non esitavano a rivolgersi ad artisti di gran fama (Rubens, Philippe de Champaigne, Vignon, Poussin, Le Brun) per ottenere i disegni, poi riprodotti dagli incisori. Intanto l'elemento decorativo, in cerca di una maggiore autonomia rispetto ai caratteri tipografici, si spostò lentamente dal frontespizio sulla pagina a fianco o sulla carta precedente dando luogo alla cosiddetta antiporta.
Il libro, dunque, perdette nitore e sobrietà, le decorazioni divennero complesse, le tavole erano spesso gremite di simboli e personificazioni che si offrono ad un'elaborata decifrazione, i frontespizi diventarono pesanti, mentre nelle antiporte il barocco imperversava con tutta la sua estrosità (oltre ai canonici riferimenti alla pittura, alla scultura e all'architettura, la decorazione e l'illustrazione del libro secentesco guardano con spirito di emulazione anche alle scenografiche soluzioni offerte dal teatro contemporaneo).


Il Settecento

Nel XVIII secolo le cose cambiarono. Le condizioni economiche erano generalmente migliorate, gli editori ricominciarono a preoccuparsi della qualità della produzione, tra le pagine stampate riapparvero le figure, un vasto pubblico si appassionò ai libri illustrati. La rinascita della tipografia nel '700 fu un fenomeno europeo, legato al generale risveglio della cultura e all'evoluzione del gusto, manifestatasi come reazione al Barocco e tendenza alla semplicità (che culminerà alla fine del secolo con la corrente neoclassica). Con l'alleggerirsi degli opulenti frontespizi incisi e delle scenografiche antiporte, riacquistò rilievo l'elemento tipografico. L'ornamentazione leggera, squisitamente rococò, frantumata in piccoli fregi, testate, finalini disseminati in tutto il volume, unitamente alla buona qualità dei caratteri, restituì armonia al libro e ne fece un prodotto di buon gusto. Le opere di carattere tecnico e scientifico, in particolare, si arricchirono di numerose tavole indispensabili per la comprensione del testo (si pensi alle opere di Buffon e, soprattutto, alla grande impresa dell'Encyclopédie, difficili da immaginare prive di tavole illustrate precise e particolareggiate).


L'Ottocento

Dopo circa tre secoli e mezzo dall'invenzione dei caratteri mobili, nel corso del XIX secolo si inaugurò una nuova serie di progressi tecnici: la macchina continua per la produzione della carta (Luigi Nicola Robert, 1798-99), la litografia (Giovanni Aloisio Senefelder, 1798), la stereotipia (Lord Stanhope, 1804), la macchina da stampa, che sostituì il torchio a mano (Federico Koening e Andrea Federico Bauer, 1811), la fotografia (Luigi Giacomo Mandato Daguerre, 1838), la macchina rotativa (Ippolito Marinoni, 1866), i nuovi processi compositivi della linotype (Ottmar Mergenthaler, 1886) e della monotype (Tolbert Lanston, 1889), la carta di pasta di legno. Questi fattori, insieme uniti, facilitarono un'enorme diffusione del libro generando una produzione di massa e determinando lo sviluppo dell'editoria come industria tipicamente moderna.
La standardizzazione e la meccanizzazione dell'industria tipografica non potevano non riflettersi anche nel campo dell'illustrazione: la litografia e la fotografia, in particolare, sostituirono definitivamente, o quasi, l'uso tradizionale delle matrici silografiche e calcografiche. La decorazione e l'illustrazione divennero più sobrie e ripetitive, ormai private di quella forza creativa che le aveva caratterizzate nei secoli precedenti.