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Selezione di galassie attive in una
"survey" multicolore
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L’identificazione di galassie attive (galassie starburst e Nuclei
Galattici Attivi = AGN) in survey fotometriche multi-banda si basa sulla
possibilità di discriminare tali oggetti nelle bande osservate, rispetto a
galassie non attive o stelle. A tal fine due tecniche possono essere
adottate:
Eccesso di colore.
E’ noto che le galassie attive sono caratterizzate da un
continuo blu ed occupano quindi una regione separata e.g. nel
diagramma U-B vs B-V. L’identificazione di AGN tramite
l’eccesso U-B è efficace solo fino a redshift z < 2.
Minimizzazione del
Χ2. Si procede
analogamente a quanto viene fatto per i redshift fotometrici: si
effettua la convoluzione di una libreria di distribuzioni
energetiche (SED) che descriva galassie normali (da S0 a Sd),
starburst e AGN con la trasmissione telescopio+CCD+filtro+atmosfera.
Per ogni SED si calcola, a diversi redshift, il Χ2
rispetto ai flussi osservati. Dalla minimizzazione del
Χ2
si ottiene la classificazione piu’ probabile per la sorgente.
Quest’ultima
tecnica è stata adottata nel caso della survey OACDF
(Capodimonte Deep Field). La libreria di SEDs è stata
costruita utilizzando templates di galassie E, S0, Sa, Sb e Sc, sei
classi di galassie starburst a diverse metallicità e la SED
media di QSO determinata in base ai dati SDSS. Per la convoluzione
delle SED e la minimizzazione del Χ2
può essere utilizzato il software HYPERZ (Bolzonella, 2000,
A&A, 363, 476), con l’avvertenza che in tale applicazione
la stima dei redshift fotometrici non è necessariamente
attendibile: ciò è principalmente dovuto alla necessità
di utilizzare templates di galassie attive, la cui SED è
tipicamente una legge di potenza in cui ad es. la discontinuità
di Balmer à molto debole se non assente (v. Fig. 1).
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Fig. 1 -
Per un oggetto identificato come starburst sono riportate la
fotometria (punti) e lo spettro osservato. Per confronto è
anche mostrato (in blu) il template di uno starburst allo stesso
redshift della sorgente.
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Un primo test sull’attendibilità
dell’identificazione è reso possibile dalla
disponibilità di un follow-up spettroscopico: per gli oggetti
identificati come starburst (un esempio è riportato in Fig. 1)
sono state misurate le intensità delle righe in emissione e
tracciati i rapporti diagnostici [OIII]λ5007/Hα
vs. [NII]λ6583/Hα, [SII]λλ6716,6731/Hα
e [OI]λ6300/Hα (Veilleux & Osterbrock, 1987, ApJS, 63, 295).
I rapporti osservati sono effettivamente in accordo con quelli tipici di
galassie starburst (v. Fig. 2).
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Fig. 2 -
Diagrammi diagnostici (Veilleux & Osterbrock, 1987, ApJS, 63,
295) per gli oggetti classificati come galassie attive dai dati
fotometrici: la linea continua indica la separazione fra AGN
(destra) e regioni HII (sinistra). I punti indicano i rapporti di
righe osservati.
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Il contenuto di questa pagina e' curato da A. Rifatto (
rifatto@na.astro.it).
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